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In Toscana per costruire una filiera brassicola regionale organizzata

Non basta sostituire una materia prima proveniente da fuori regione con un orzo coltivato in Toscana. La vera opportunità è costruire una filiera brassicola regionale organizzata, capace di creare valore dall’agricoltura fino al bicchiere e di trasformare la birra artigianale in un nuovo elemento dell’identità agroalimentare toscana.

È il messaggio lanciato da Claudio D’Agnolo, referente regionale di Unionbirrai, l’associazione di categoria che rappresenta e tutela i piccoli birrifici indipendenti italiani, intervenuto a Firenze alla giornata di studio “Dall’orzo al malto nelle produzioni locali”, organizzata presso il DAGRI dell’Università degli Studi di Firenze in occasione della presentazione del progetto COrBi – La Coltivazione dell’Orzo Biologico da Birra nei birrifici agricoli.

“Abbiamo accolto con grande interesse l’invito a partecipare alla presentazione di COrBi – ha spiegato D’Agnolo – perché partire dalla coltivazione di un orzo con caratteristiche qualitative specifiche per la produzione brassicola è un passaggio strategico. Ma l’origine locale, da sola, non garantisce la qualità: servono varietà adeguate, corretti parametri agronomici, una maltazione controllata, costanza nelle produzioni e soprattutto una collaborazione continua tra agricoltore, maltatore e birraio”.

Proprio l’orzo, secondo Unionbirrai, può rappresentare il punto di partenza di una filiera che metta in relazione agricoltura, ricerca, maltazione, tecnologia brassicola e produzione finale. Una filiera che dovrebbe essere progettata anche “a ritroso”, partendo dalle caratteristiche della birra che si vuole ottenere per arrivare al tipo di malto necessario e, quindi, alle caratteristiche dell’orzo, alle varietà da utilizzare e alle tecniche agronomiche più adatte.

“La domanda non deve essere soltanto quanto orzo toscano possiamo produrre – ha aggiunto D’Agnolo – ma quale materia prima serve ai birrifici per realizzare la birra che vogliono produrre. È su questo dialogo tra domanda e produzione agricola che può nascere una filiera realmente competitiva”.

Una prospettiva che va oltre l’orzo. La Toscana, ha evidenziato il referente regionale di Unionbirrai, dispone di una vera e propria “dispensa” di materie prime potenzialmente utilizzabili nella produzione brassicola: frumento, farro, segale, grani antichi, luppolo, castagne, miele, frutta, erbe e botaniche. “L’obiettivo non deve essere avere semplicemente una birra con dentro un ingrediente toscano. Dobbiamo arrivare a produrre birre capaci di raccontare il territorio, attraverso materie prime, qualità, tracciabilità e identità. Il consumatore attribuisce valore all’origine locale, ma chiede prima di tutto qualità, gusto, esperienza e un prezzo coerente”.

In questa direzione, secondo Unionbirrai, si inserisce anche la Legge regionale 34/2025, alla cui elaborazione l’associazione ha contribuito durante alcune fasi dell’iter e che prevede strumenti per valorizzare la birra agricola e artigianale, incentivare le produzioni regionali di cereali, luppolo e castagne, sostenere ricerca, innovazione, formazione e cooperazione tra agricoltori e birrifici.

Un'impostazione ripresa anche dal bando regionale 2026, che prevede un contributo pari al 65% delle spese ammissibili e attribuisce un punteggio maggiore ai progetti con un livello più elevato di integrazione della filiera: fino a cinque punti per il ciclo completo dall’orzo toscano, attraverso la maltazione, fino alla produzione della birra.

La costruzione di una filiera regionale può infine avere ricadute che vanno oltre la produzione. Visite ai birrifici e ai campi, degustazioni, abbinamenti con le produzioni locali e percorsi enogastronomici possono rafforzare il rapporto tra birra e territorio e aprire nuove opportunità per il turismo brassicolo.

“La Toscana possiede agricoltura, ricerca, produzioni agroalimentari e una forte identità territoriale – ha concluso D’Agnolo (Unionbirrai)–. La sfida ora è mettere insieme queste competenze. Non si tratta semplicemente di fare birra con materie prime toscane, ma di costruire una filiera nella quale agricoltori, università e tecnici, maltatori e birrai possano creare insieme valore. È così che la birra può diventare un nuovo tassello dell’identità agroalimentare toscana”.

In foto i relatori del convegno, da sinistra: Silvio Menghini - OBIART-UNIFI; Gian Franco Regnicoli - Malteria Artigianale Italiana;  Marco Mancini - DAGRI-UNIFI; Luchino Grappi - Az. Agr. Grappi Luchino; Claudio D'Agnolo - Unionbirrai Toscana; Andrea Triossi - Agri4

15 Settembre 2026Fiere ed eventi